Dal benessere antico ai bisogni contemporanei, perché il massaggio è ancora un potente strumento di cura di sé
Claudia Bindi raccoglie in un libro esperienze, culture e rituali per aiutare professionisti e appassionati a riscoprire il valore profondo del contatto.
Molte persone si avvicinano al massaggio pensando che serva soltanto a rilassarsi o a sciogliere una tensione muscolare. Spesso non conoscono pienamente i benefici che possono ricevere da una pratica regolare e consapevole: imparare ad ascoltare il corpo, rallentare il ritmo dei pensieri, recuperare una sensazione di equilibrio e concedersi uno spazio autentico di attenzione.
In una società dominata dalla fretta, dallo stress e dalla necessità di essere costantemente produttivi, il massaggio rimane uno dei più antichi e potenti strumenti di cura di sé. Non perché possa risolvere ogni problema, ma perché restituisce alla persona qualcosa che la vita contemporanea tende a sottrarle: tempo, presenza, ascolto e contatto.
Claudia Bindi vive questa esperienza direttamente da anni, prima attraverso un lungo percorso personale di studio e poi nel lavoro quotidiano come operatrice olistica e titolare del centro “Massaggi e rituali dal mondo”, che ha sede a Rimini.
Nel corso della sua formazione Claudia ha approfondito il massaggio anche in contesti internazionali, partecipando a eventi e occasioni di confronto tra operatori provenienti da diversi Paesi. Esperienze che le hanno permesso di osservare tecniche, sensibilità e modi differenti di interpretare il corpo e il benessere. Da questi incontri ha compreso che non esiste un solo modo di praticare il massaggio. Ogni operatore porta nelle proprie mani la formazione ricevuta, la cultura di provenienza, la propria sensibilità e il modo personale di entrare in relazione con l’altro.
Le tecniche possono essere diverse, così come i ritmi, gli strumenti e i rituali. Ciò che rimane comune è il bisogno umano dal quale il massaggio ha avuto origine: prendersi cura di qualcuno attraverso il contatto.
È proprio da questa consapevolezza che nasce “Rituali di Benessere dal Mondo – Massaggi, rituali e bellezza attraverso le culture del mondo”, il libro con cui Claudia Bindi ha voluto offrire il proprio contributo, raccogliendo e condividendo ciò che anni di studio, pratica e incontri le hanno permesso di comprendere. Non vuole essere un’opera autocelebrativa, né un manuale destinato esclusivamente agli addetti ai lavori, ma un viaggio attraverso la cultura del massaggio. Un modo per lasciare su carta conoscenze, riflessioni e collegamenti che potessero essere utili tanto ai professionisti quanto alle persone che amano ricevere un trattamento e desiderano capire che cosa esista dietro ogni gesto.
L’opera attraversa alcune delle principali culture del benessere, dall’India alla Cina, dalla Thailandia al Giappone, passando per Bali, le Hawaii, la California e l’Occidente. Ogni tradizione ha sviluppato una propria lettura del corpo: energetica, spirituale, filosofica, estetica o legata alla vita quotidiana e alla comunità. Cambiano i nomi e le tecniche, ma rimane una visione comune: il corpo non è qualcosa di separato dalla persona, bensì il luogo nel quale si riflettono emozioni, abitudini, stanchezza e bisogno di equilibrio.
Il volume è acquistabile su Amazon (link: https://www.amazon.it/Rituali-Benessere-dal-Mondo-Attraverso/dp/B0HCX55VTH). È stato tradotto anche in inglese per raggiungere lettori di diverse parti del mondo e restituire, almeno idealmente, questo patrimonio alle diverse culture che hanno contribuito a crearlo e tramandarlo.
Abbiamo rivolto a Claudia Bindi alcune domande per comprendere meglio la visione dalla quale è nato il libro.
Che cosa ha spinto Claudia a scrivere un libro sul benessere?
Ho scritto questo libro perché sentivo il bisogno di restituire al massaggio il valore e la profondità che gli appartengono, andando oltre l’idea che sia semplicemente un momento di relax.
Dietro ogni tecnica ci sono un popolo, una storia e una particolare visione dell’essere umano. Spesso conosciamo il nome di un massaggio, ma non sappiamo da dove provenga, perché sia nato o quale significato avesse originariamente.
Volevo recuperare questa memoria e renderla comprensibile anche a chi non è un professionista. Nel mio piccolo, ho cercato di lasciare un contributo che potesse rimanere nel tempo: qualcosa che raccogliesse ciò che ho studiato, vissuto e ricevuto attraverso le persone incontrate lungo il mio percorso.
Non ho voluto scrivere un libro che parlasse soltanto di me. Ho preferito lasciare che il vero protagonista fosse il massaggio, con la sua storia e la sua capacità di attraversare epoche, culture e confini.
A chi è rivolto principalmente il libro?
È rivolto ai professionisti che desiderano ampliare il proprio bagaglio culturale e comprendere meglio le radici delle tecniche che utilizzano, ma anche a chi ama ricevere massaggi e vuole scoprire il mondo che esiste dietro un trattamento.
Ho cercato di scrivere un testo accessibile a entrambi. Il professionista può trovare collegamenti e conoscenze utili anche per raccontare meglio il proprio lavoro; chi non appartiene al settore può comprendere il significato di gesti che spesso vengono percepiti soltanto come piacevoli, senza conoscerne le origini e il valore.
In realtà, credo che il libro sia rivolto alle persone prima ancora che a una categoria. Il linguaggio del tocco non ha età, genere o appartenenza sociale. È uno dei linguaggi più antichi e universali dell’essere umano.
Che cosa ha compreso Claudia dalle esperienze vissute insieme a operatori provenienti da altri Paesi?
Ho compreso innanzitutto che il confronto è utile quando non viene vissuto soltanto come una competizione, ma come un’occasione per osservare, imparare e mettersi in discussione.
Persone formate in Paesi e scuole differenti possono eseguire una stessa tecnica in modi molto diversi. Ognuno porta con sé il proprio ritmo, la postura, la cultura, la sensibilità e una particolare capacità di utilizzare le mani.
Queste esperienze mi hanno insegnato che la tecnica è fondamentale, ma non è tutto. Un buon massaggio richiede ascolto, presenza e capacità di adattarsi alla persona. Non dovrebbe essere una sequenza rigida di movimenti eseguiti nello stesso modo su chiunque.
Ho anche compreso che nessun operatore finisce davvero di imparare. Il confronto con gli altri aiuta a riconoscere i propri limiti, ad ampliare il proprio sguardo e a trovare una modalità sempre più personale e autentica di lavorare.
Al di là di ogni differenza, però, ho ritrovato una radice comune: il desiderio di prendersi cura dell’altro attraverso il contatto. È questo, secondo me, a rendere il massaggio un linguaggio universale.
Qual è la visione del benessere che Claudia propone?
Oggi rischiamo di trasformare persino il benessere in qualcosa da consumare. Siamo stressati, acquistiamo un momento di relax e subito dopo torniamo alla stessa velocità di prima.
La spa può offrire esperienze meravigliose, ma il benessere non dovrebbe esaurirsi in una parentesi occasionale o diventare soltanto un prodotto da acquistare quando siamo ormai esausti.
Nel libro e nella mia professione provo a proporre una visione diversa: il benessere come cultura della cura, della prevenzione e dell’ascolto.
La mia proposta è apparentemente semplice: rimettere la persona al centro. In una società che ci chiede continuamente di correre, produrre e dimostrare, spesso ascoltiamo il corpo soltanto quando comincia a mandarci dei segnali.
Molte delle culture raccontate nel libro avevano compreso tutto questo molto prima di noi. Forse, per stare meglio nel futuro, dobbiamo recuperare qualcosa che abbiamo dimenticato del passato.
Il mondo è pronto a riconquistare la serenità?
Credo che le persone ne sentano sempre più il bisogno. Viviamo in un’epoca nella quale siamo continuamente connessi, ma spesso abbiamo perso il contatto con noi stessi.
Anche gli anni della pandemia ci hanno fatto comprendere quanto siano importanti la vicinanza, il contatto e la possibilità di prenderci cura gli uni degli altri. Abbiamo riconosciuto il loro valore proprio quando ci sono mancati.
Naturalmente un massaggio non può cambiare il mondo, ma può cambiare, anche soltanto per un momento, il mondo di una persona: il suo respiro, il suo umore e il modo in cui percepisce il proprio corpo.
Da qui nasce una frase nella quale mi riconosco profondamente: provare, nel mio piccolo, a migliorare il mondo un massaggio alla volta.
Claudia è felice?
Sì, mi considero una persona felice. Non perché tutto sia sempre semplice, ma perché ho avuto la fortuna, e anche il coraggio, di costruire una parte importante della mia vita intorno a ciò che amo.
Sono felice quando sento che il mio lavoro può essere utile a qualcuno, quando posso continuare a imparare e quando incontro persone capaci di trasmettermi qualcosa.
Per me la felicità non consiste nel sentirsi arrivati, ma nel riconoscere di essere nel proprio posto senza smettere di guardare avanti.
Claudia scriverà ancora?
Credo di sì. Scrivere questo libro mi ha fatto capire quanto possa essere importante trasformare anni di esperienze, studi e incontri in qualcosa che possa rimanere e raggiungere gli altri.
Il mondo del benessere è immenso e custodisce ancora moltissime tradizioni, storie e conoscenze che meritano di essere raccontate.
Sul massaggio olistico esiste una letteratura spesso frammentata. Si trovano testi dedicati alle singole tecniche, ma non è sempre facile individuare un filo capace di unire i diversi tasselli e mostrare come le culture e le filosofie del benessere si intreccino tra loro.
Con Rituali di Benessere dal Mondo ho cercato di raccogliere in un unico libro ciò che io stessa, negli anni, avrei voluto trovare e leggere. Durante la scrittura mi sono resa conto che esiste ancora molto da esplorare. Per questo penso che il libro possa essere soltanto l’inizio.
Quali sono i progetti futuri di Claudia?
Tra i progetti ai quali tengo maggiormente ci sono lo sviluppo della formazione e il “Rituale dei Cinque Mondi”, nato dall’incontro tra alcune delle tradizioni che ho studiato e sperimentato.
Credo fortemente nella formazione individuale, one-to-one, basata su una trasmissione diretta tra insegnante e allievo. È un modo di apprendere che io stessa ho avuto il privilegio di ricevere e del quale oggi comprendo ancora di più il valore.
Ogni operatore possiede una sensibilità, una postura, un ritmo e un modo personale di utilizzare le mani. Il compito di chi insegna non dovrebbe essere quello di creare una copia di sé, ma di aiutare ogni allievo a riconoscere e sviluppare le proprie caratteristiche naturali.
Così come un massaggio non dovrebbe essere identico per tutti, anche l’insegnamento dovrebbe essere personalizzato. Il massaggio, in fondo, deve essere cucito addosso due volte: sulla persona che lo riceve e sulle mani della persona che lo esegue.
Vorrei che il libro fosse un punto di partenza, non un punto di arrivo. Oggi ho raccolto su carta una parte del mio percorso; domani vorrei continuare a trasformarlo in qualcosa che possa essere vissuto, insegnato e condiviso.

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