Fondi europei, imprese italiane indietro: l’analisi del Project Manager di Fondi europei, Vincenzo Vinciguerra

 


L’esperto: «Senza una corretta esperienza nella gestione dei progetti europei si rischia di perdere il contributo o di rendere le spese non ammissibili» E lancia il modello “consulenza continuativa su misura”

Nel 2025 le imprese italiane restano ancora ai margini dei fondi europei a gestione diretta. È quanto emerge dall’analisi di Vincenzo Vinciguerra, project manager certificato a livello nazionale, docente a contratto In Project Management dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” e consulente con esperienza decennale nei programmi UE e nella finanza agevolata.

Secondo i più recenti dati della Commissione Europea, l’Italia continua a partecipare con difficoltà ai programmi come Horizon Europe, LIFE, Erasmus+ e Creative Europe, intercettando una quota significativamente inferiore rispetto ad altri Paesi. A oggi, infatti, meno del 10% delle risorse disponibili torna alle imprese italiane. Un risultato critico, che si inserisce in un quadro più ampio di carenze progettuali, rigidità burocratiche e scarsa presenza di team qualificati all’interno delle PMI.

«È un paradosso evidente – spiega Vinciguerra –. L’Europa mette a disposizione strumenti enormi per sostenere ricerca, innovazione e transizione ecologica, ma una parte importante delle aziende italiane non è messa nelle condizioni di accedervi. Molte ignorano completamente le opportunità europee o non hanno la capacità interna per trasformare un’idea in un progetto finanziabile.»

La sua analisi parte da un’esperienza consolidata: Vinciguerra è Project Manager UNI 11648, Innovation Manager UNI 11814, qualificato ISIPM-AV, e nel 2023 è stato premiato ai Le Fonti Awards come Miglior Consulente d’Impresa per l’eccellenza nella gestione dei fondi comunitari e del PNRR.

Per oltre dieci anni ha lavorato con imprese, PA, consorzi e organismi regionali, supportandoli nella candidatura e nella rendicontazione dei progetti europei. Attualmente ricopre anche il ruolo di Consulente IFEL Campania.

L’Italia partecipa poco ai bandi UE: tra complessità e mancanza di competenze

Le difficoltà non riguardano solo il reperimento dei bandi, ma l’intero processo tecnico-amministrativo. Molte imprese, soprattutto quelle piccole e medio-piccole, rinunciano a partecipare perché non dispongono di figure con competenze specifiche in europrogettazione, gestione tecnica e monitoraggio dei progetti.

Oltre alla burocrazia europea, anche le procedure nazionali – cofinanziamenti, autorizzazioni, verifiche – rappresentano un ostacolo significativo. «Una volta ottenuto un finanziamento, i controlli e gli obblighi di rendicontazione sono rigidissimi» ricorda Vinciguerra. «Chi non ha esperienza rischia di perdere il contributo o di rendere non ammissibili le spese.»

A ciò si aggiunge la forte competitività dei bandi: solo i progetti più strutturati, innovativi e scritti secondo le regole metodologiche europee riescono ad essere finanziati.

Per colmare il divario, secondo Vinciguerra, servono due interventi paralleli:

Riforme istituzionali e semplificazione amministrativa, con sportelli tecnici dedicati e formazione diffusa.

Assistenza specializzata alle imprese, capace di seguirle dall’idea alla candidatura e fino alla rendicontazione.

È il modello che lui stesso definisce “consulenza continuativa su misura”. Il metodo che applica con UROPP Finance – brand da lui fondato – si basa infatti sull’accompagnamento costante: analisi dei fabbisogni, selezione del bando adatto, scrittura del progetto, gestione tecnica, rendicontazione e formazione interna.

«La finanza agevolata europea è una leva strategica di sviluppo, non un’opportunità occasionale. Il vero salto di qualità avviene quando le imprese imparano a stabilizzare le competenze e costruire una visione di lungo periodo» afferma l’esperto in Fondi Europei.

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